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Omero

Odissea iNTELLiBOOK
Traduzione di Vincenzo Monti

Libro Dodicesimo [by reading-path compagni]

Poiché la nave uscì dalle correnti
Del gran fiume Oceàno, ed all'Eèa
Isola giunse nell'immenso mare,
Là 've gli alberghi dell'Aurora e i balli
Sono, e del sole i lucidi Levanti,
Noi dalla nave, che fu in secco tratta,
Scesi, e corcati su la muta spiaggia,
Aspettammo dell'alba il sacro lume.
Ma come del mattin la bella figlia
Colorò il ciel con le rosate dita,
Di Circe andaro alla magione alcuni,
Che dell'estinto Elpenore la fredda
Spoglia ne riportassero. Troncammo
Frassini e abeti, e all'infelice amico,
Dolenti il core, e lagrimosi il ciglio,
L'esequie femmo, ove sporgea più il lido.
Né prima il corpo e le armi ebbe arse il foco,
Che noi, composto un tumulo, ed eretta
SOpravi una colonna, il ben formato
Remo infiggemmo della tomba in cima.
Mentr'eravamo al trist'ufficio intenti,
Circe, che d'Aide ci sapea tornati,
S'adornò e venne in fretta, e con la dea
Venner d'un passo le serventi ninfe,
Forza di carni e pan seco recando,
E rosso vino, che le vene infiamma.
L'inclita tra le dee stava nel mezzo,
E così favellava: "O sventurati,
Che in carne viva nel soggiorno entraste
D'Aide, e di cui la sorte è due fiate
Morir, quando d'ogni altro uomo è una sola.
Su via, tra i cibi scorra ed i licori
Tutto a voi questo dì su le mie rive.
Come nel ciel rosseggerà l'Aurora,
Navigherete; ma il cammino, e quanto
Di saper v'è mestieri, udrete in prima,
Sì che non abbia per un mal consiglio
Grave in terra, od in mare, a incorvi danno".
Chi persuaso non sarìasi? Quindi
Tra lanci piene e coronate tazze,
Finché il sol si mostrò, sedemmo a mensa.
Il sol celato ed imbrunito il mondo,
Si colcaro i compagni appo la nave.
Ma Circe me prese per mano, e trasse
Da parte, e a seder pose; indi, seduta
Di contra, interrogommi, ed io su tutto
La satisfeci pienamente. Allora...

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